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Fedeli di Vicenza e della Val d'Alpone per messa antica contro lo "scisma" di chi la impedisce invitano a riflettere anche sulla crisi finanziaria per assenza di valori: don Zanutel ha bruciato 11 mln della BPVi

Di Edoardo Pepe Giovedi 9 Febbraio alle 21:25 | 0 commenti

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Riceviamo dai Fedeli di Vicenza e della Val d'Alpone che hanno richiesto la messa antica dal 2008 al 2015 una nota che intreccia la altrettanto datata disputa sulla Messa in rito antico con la perdita di valori religiosi che hanno portato, lamentano i Fedeli "tradizionalisti", ad "eccessi" come quelli di don Matteo Pasinato che "sponsorizza" l'adozione per coppie omosessuali e di don Paolo Zanutel debitore della disastrata Banca Popolare di Vicenza a danno dei soci risparmiatori per ben 11 milioni di euro. Al di là delle sia pur legittime posizioni sulla messa in latino, che però ci sembrano scivolare per la ricerca dell'attenzione mediatica in denunce di un immaginario scisma in atto e in atteggiamenti discriminatori verso migranti e libertà di culto, quella stessa libertà che gli autori della nota reclamano per sè, sarebbe interessante sviluppare la tessi finale: il crac finanziario vicentino discende direttamente da una crisi di valori spirituali... Di seguito la nota.

Prove di scisma a Vicenza: porta sbattuta in faccia al Vaticano per la messa antica che non s'ha da fare in città! Disobbedienza al papa e alle leggi vigenti della chiesa. Nemmeno la Pontificia commissione Ecclesia Dei smuove mons. Beniamino Pizziol. Vicenza e' l'unica citta' del Veneto a non avere l'eucarestia more antiquo. Il motu proprio di Benedetto XVI non e' rispettato.

Si concedono spazi della curia ai migranti e a persone di altre confessioni ma nessuna chiesa e' concessa a chi richiede la messa di San Pio V... Iintanto i sacerdoti berici sono per la stepchild adoption e bruciano i soldi dei fedeli. Crisi spirituale collegata alla crisi economica derivata dalla prima.

Dovremo chiedere una chiesa comunale in futuro?!
Non ne vogliono proprio sapere a Vicenza di rispettare il Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI e di riprendere le celebrazioni della Messa in latino in città . Esse furono sospese arbitrariamente nel dicembre del 2010 quando da ben due anni si svolgevano presso la chiesa di San Rocco. All'epoca a dare l'alt al rito more antiquo fu Monsignor Cesare Nosiglia, ora Arcivescovo di Torino, nonostante un numero sufficiente di fedeli vi intervenissero. Ma liturgicamente il rito non era rispettato. Dall'arrivo di Monsignor Pizziol nel 2011 si sono succedute udienze, incontri che non hanno portato a nulla di fatto a parte ''autorizzare'' la parrocchia di Ancignano , amministrata da don Pierangelo Rigon, per la celebrazione della Messa di San Pio V. Un bene senza dubbio, però: don Pierangelo Rigon, prematuramente scomparso nel febbraio del 2016, esperto in liturgia antica non aveva fatto altro che applicare a sé stesso il documento di Papa Ratzinger che consentiva a qualunque parroco di avvalersi della messa tridentina se ne avesse il desiderio. In secondo luogo non si può lasciare ancora sospesa una Messa per cui erano state raccolte numerosissime firme in base al Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI e per la quale nel 2016 è stata effettuata una nuova petizione. La Pontificia Commissione Ecclesia Dei è l'organo pontificio che dal 2007 è sede d'istanza per le persone che richiedano la messa more antiquo e siano ostacolati dal proprio parroco o vescovo . E' intervenuta da noi recentemente con una pratica ad hoc per le irregolarità sopraelencate: Monsignor Pizziol ha ribadito che esiste una sola Messa a trenta chilometri da Vicenza e chi vuole assistervi deve recarsi colà. Oltre a non tener conto che il capoluogo è facilmente raggiungibile da tutti si è violato il Motu Proprio in quanto esso prevede che le celebrazioni siano concesse ove vengono richieste tanto piu' che vi hanno già avuto luogo dal 2008 al 2010 e soprattutto non servono permessi o consensi da parte di vescovi o religiosi vari. Questo ai sensi del documento pontificio di Benedetto XVI. Che doveva fare l'Ecclesia Dei? Prendere atto della situazione irregolare e certificare che sotto l'ombra della Basilica Palladiana i desiderata della Santa Sede non sono presi in considerazione. La Messa c'è solo in un posto, ma è un vero abuso. Alcuni parroci del centro storico , interpellati sulla questione, avevano dato la disponibilità per la chiesa ma subito la cattiva solerzia del vescovado è intervenuta con delle emails a bloccare il tutto. A tutti si concedono spazi : ai migranti in seminario e a chi è di altra fede, solo a noi non si permette ciò che ci spetta per diritto. Dobbiamo forse cercare una chiesa comunale?! La situazione ecclesiale nostrana parla da sola: don Matteo Pasinato, teologo che riveste importanti incarichi, si è espresso a favore dell'adozione per coppie omosessuali; don Paolo Zanutel, all'interno dell'immenso calderone suscitato dalla BPVI, ha sperperato ben 11 milioni di euro ed è sparito senza dare spiegazioni. Il crac finanziario vicentino discende direttamente da una crisi di valori spirituali enorme che mette Dio al di fuori della società e non al centro, come dovrebbe essere. Preghiamo per la conversione nostra e dei nostri uomini di chiesa per la loro e la nostra salvezza e santificazione, e affinché i nostri diritti spirituali siano rispettati.

Fedeli di Vicenza e della Val d'Alponeche hanno richiesto la messa antica dal 2008 al 2015 

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